Diario di viaggio.

Non contenti di così tante emozioni, ci siamo fatti anche un giro attorno al mausoleo - !ah! pardon! cenotafio! perché la tomba sopra è vuota, da bravi mussulmani le spoglie sono interrate. La terrazza candida affaccia sulla placida Yamuna.
E qui, cresce l’affetto verso il romantico committente: Shan Jahan.
La sua sfortunata storia lo vede imprigionato dal figlio, usurpatore del suo regno, per proteggere i capitali dal suo dilagante amore. Quattordici figli! Se avesse speso troppo cosa si sarebbero divisi in 14!
Il progetto completo di Shan Jahan comprendeva un secondo mausoleo, di colore nero, sulla riva opposta del fiume, destinato ad ospitare le proprie spoglie.
Il figlio, da vero khatrya, non apprezzando l’arte e l’amore, ma conoscendo bene la guerra e l’ordine, agisce usurpando il trono al padre e imprigionandolo nel Forte Rosso, facendogli però la gentilezza di poter traguardare dalla finestra della prigione la tomba candida della moglie.
Una volta morto, povero Shan, non gl’è rimasto che un posto affianco alla moglie, in un sarcofago più piccolo e decentrato, sotto la candida cupola del monumento al loro Amore.
Beffa della vita!

Shan Jahan ci ha passato una vita a pensare e far realizzare un capolavoro di ordine e simmetria e una volta morto, lo ripongono fuori asse!?!


Prima di abbandonare questa meraviglia del sentimento, facciamo entriamo una seconda volta all’interno di questo splendido edificio, un secondo giro nella pancia buia dell’amore.
…e qui mi pongo una domanda, alla quale però, non ho trovato risposta.
Ebbene, questo luogo parla, trasuda amore e, come ho già scritto, non l’avrei creduto se l’avessi sentito direttamente con i miei sensi e allora mi chiedo: come si realizza questo idilio?
Può architetto o progettista possedere una tecnica per far questo?
Si realizza coscientemente una tal grazia oppure è frutto d’alchimie mai rivelata?

Mistero della fede o dell’arte?